Opportunità e-commerce: dov’è la micro-impresa italiana?

Da un’indagine di Registro.it, il 91% delle imprese coinvolte non ha alcuna attività di e-commerce. Contemporaneamente, poche ore prima, da un’analisi di ConfCommercio Verona emerge che gli acquisti online, durante le prime due settimane di saldi invernali, sono in aumento.

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Mi sono appena imbattuto in un interessante articolo del Corriere delle Comunicazioni che analizza il trend delle piccole imprese e della loro propensione all’e-commerce

I domini “.It” su internet hanno sfondato quota tre milioni, con l’Italia che si piazza così al sesto posto in Europa e al nono su scala mondiale per i “country code top level domain”. I dati emergono a quasi trent’anni dalla nascita del Registro .it, l’anagrafe dei nomi con dominio nazionale ‘.it’

Corriere delle Comunicazioni

Di tutto l’articolo ciò che mi balza all’occhio è un dato ben preciso:

Da un’indagine commissionata da Registro .it alla società Pragma, “”Digitale e web nelle micro imprese italiane”, realizzata su 1.200 micro imprese che abbiano fino a nove addetti e rappresentative di tutti i settori del manifatturiero, del commercio, dell’edilizia e dei servizi, emerge che il 67% delle imprese ha almeno un dominio, e il 5% ne ha più di uno. Il 65% delle micro imprese con un dominio lo usa solo per leggere la posta e appena il 15% lo usa per fare comunicazione e marketing. Emerge anche chiaramente che il 91% non fa alcuna attività di e-commerce.

Il 91% delle imprese non fa alcuna attività di e-commerce!?!?!? Cioè, il 91% (ripeto!) rinuncia o non riconosce il web come possibile canale per realizzare il suo scopo principale: creare profitto? 

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Ora, se mi metto a smanettare sul web, posso trovare una lista infinita di attività commerciali, ma di queste solo una piccolissima parte sfruttare ciò che il mercato richiede.

Contemporaneamente, leggo poi dei primi dati relativi alle prime due settimane di saldi invernali. Bene, ecco la risposta della ConfCommercio di Verona:

“boom online! Sarebbe in aumento la percentuale di italiani che sceglieranno di fare aquisti durante il periodo dei saldi invernali 2017: circa il 58,5% rispetto al 55% dell’anno passato. Grande protagonista degli acquisti è il web, con un aumento di 7,2 punti percentuali della quota di Italiani che scelgono di fare acquisti di prodotti a saldo online.“ (leggi per intero l’articolo qui)

Insomma, qualcosa non mi torna. Aumentano le vendite online, ma non il numero delle imprese italiane interessate a sfruttare questa tendenza. Problemi di competenze tecniche oppure c’è altro? Eppure in giro trovo ancora qualcuno che si lamenta della solita crisi! Ma guarda caso, sono tutte imprese che non vogliono affrontare i cambiamenti, perché ancora ferme agli anni della lira (e parliamo fino al 2001) o al periodo pre-crisi mondiale (e siamo nel 2007)…senza considerare che noi italiani viviamo perennemente in crisi (ricordo ancora le commedie all’italiana di fine anni ’70, quando andavano in onda le parodie dell’italiano medio borghese e della crisi economica).

Insomma, a distanza di anni la parola “crisi” è diventata più una scusa del mancato successo che opportunità di rilancio!

Il problema vero, secondo me, non è la crisi né l’euro né il mercato italiano. Il problema è il sistema di vendita, di fare commercio. Siamo rimasti ancora troppo vincolati alle nostre vecchie abitudini. La tradizione va tramandata, non l’abitudine!

Un agente di commercio che non sa usare internet, che non ha una presenza social, che non sa analizzare il mercato oggi non serve! Perché? Perché il mercato è globale!

Il cliente può essere russo, il tuo fornitore può essere brasiliano e la tua piattaforma logistica essere tedesca (o italiana, o quel che si vuole) ma la mandante italiana. Ecco…vale per tutti i settori del commercio!

La presenza sul web è importante, se non vitale!

Questo è lo spazio dove inserire i giovani nel mondo del lavoro. L’esperienza di vendita e di relazioni umane che, attraverso il giovane del mercato globale, estende il suo raggio d’azione, avvalendosi della collaborazione di chi sa muoversi nelle sue regole internazionali.

Si chiama sinergia. Oppure far squadra. Oppure, se preferite, sopravvivenza al progresso.

L’Italia, popolo di navigatori, poeti e mercanti…

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