Smart Working vs Coronavirus

In queste settimane abbiamo sentito tanto parlare di smart working e di telelavoro. Pare che gli italiani abbiano scoperto che si possa lavorare anche senza andare in ufficio. In queste pagine abbiamo già affrontato questo tema.

Definizione di Smart working

Smart working

Lo smart working è la possibilità di un lavoro flessibile e in mobilità, che può essere svolto sia all’interno che all’esterno dell’azienda, ed è anche detto lavoro agile. Lo smart working prevede un accordo tra datore di lavoro e dipendenti in merito agli obiettivi da raggiungere, con un conseguente aumento della responsabilizzazione dei secondi.

Il lavoro agile può essere svolto sia all’interno dell’azienda sia in mobilità, da remoto (utilizzando quindi dei device tecnologici), senza restrizioni precise riguardanti il luogo ma non limitandosi all’ home working, ovvero al lavorare da casa.

Lo smart working è dunque espressione di una società tecnologica

Per tutelare nel migliore dei modi le due parti (aziende pubbliche e private e lavoratori), in Italia è stata anche redatta, durante il governo Renzi, una regolamentazione per i lavoratori autonomi, ovvero il Jobs Act, che prevede anche punti specifici relativi al lavoro agile o smart working.

QUALI SONO I VANTAGGI DELLO SMART WORKING?

Il lavoro agile (o smart working) permette, quindi, di usufruire di alcuni vantaggi:

  • migliore gestione del proprio tempo rispetto a quanto si potrebbe fare avendo orari di lavoro rigidi, 
  • conciliare lavoro e vita privata (con quello che viene definito anche come “worklife balance“) in modo più sereno e meno stressante. 
  • riduzione dello stress da lavoro. Infatti, adottando questa modalità lavorativa flessibile si riducono le emozioni legate a spiacevoli percezioni (ad esempio di ingiustizie e di confronto non alla pari tra colleghi) che potrebbero nascere sul luogo di lavoro, con un conseguente aumento della produttività lavorativa.
  • Infine, non doversi recare a lavoro, spesso viene considerato quale vantaggio di questo approccio anche una maggiore sostenibilità ambientale, in termini di riduzione del traffico ad esempio.

Leggi: Smart Working: uno stile di vita!

CONTINUARE A LAVORARE IN PERIODI DI CRISI GRAZIE ALLO SMART WORKING

Tra i vantaggi, infine, va citata anche la possibilità di continuare a lavorare da remoto anche quando eventi particolari, quali coronavirus, non permettono di recarsi in ufficio o di tenere aperti i luoghi di lavoro in sicurezza.

Come affermato da Laura Masiero (country manager di Hitachi Cooling & Heating per l’Italia) in un comunicato stampa (riportato qui) relativo proprio alla scelta di estendere la possibilità di operare in smart working a tutti i dipendenti dell’azienda in questa situazione, «è più importante il “se ci sei” rispetto al “dove sei”»; andrebbe però analizzato per questa come per altre aziende se l’affidarsi a questo approccio è limitato unicamente a un breve periodo temporale.

SMART WORKING PER AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE

Non solo nel privato, anche in quello pubblico in Italia c’è ancora molta incertezza o disinteresse o disinformazione per lo smart working, nonostante una specifica normativa al riguardo (sito sul lavoro agile per il futuro delle PA).

In queste settimane si è parlato molto di smart working per le PA a causa della diffusione del coronavirus che ha costretto a ripensare le modalità lavorative per rispettare anche le misure dettate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza sanitaria. Affinché questa modalità lavorativa risulti efficiente, è necessario un cambiamento di organizzazione, supportato da un cambiamento culturale, mentale e tecnologico.

LO SMART WORKING VA BENE PER TUTTI?

Essere uno smart worker offre sì vantaggi, ma non è però sempre così.

Lo smart working, difatti, non è una modalità di lavoro adatta a tutti (come non è adatta a tutte le aziende, perché – è ovvio – alcune, per il tipo di produzione effettuato negli stabilimenti, richiedono una presenza fisica del personale).

Le aziende che chiedono ai propri dipendenti di lavorare solo in ufficio dovrebbero quindi prestare attenzione al livello di stress lavorativo del proprio personale e valutare se adottare anche un approccio più flessibile, dando la possibilità di scegliere degli “alternative workplace” o degli orari di lavoro flessibili; allo stesso modo, le aziende troppo smart working oriented dovrebbero monitorare con costanza la capacità produttiva dei propri lavoratori e comprendere se per alcuni di loro il lavoro in mobilità causi eccessive distrazioni o ulteriori e differenti tipologie di stress.

SPAZI DI LAVORO DINAMICI E MOBILITÀ: LE DIFFERENZE TRA SMART WORKING E TELELAVORO

Tra i vantaggi dello smart working c’è il lavorare in qualsiasi luogo si voglia.

Leggi: Smart Working: l’ufficio senza confini!

Come più volte detto, altro elemento essenziale da considerare nello smart working è lo spazio di lavoro. Questo deve essere inteso come postazione di lavoro confortevole per lo smart worker, stimolante e comoda, e come possibilità di lavorare potenzialmente ovunque, a condizione di avere con sé il proprio dispositivo mobile e una buona connessione.

Questo è proprio quello che, tra l’altro, sottolinea una forte differenza tra smart working e telelavoro:

  • il primo prevede che il lavoratore possa svolgere le proprie attività in qualsiasi luogo si trovi, 
  • mentre il secondo è legato a una sede precisa. Quest’ultima può essere sia la propria casa che un luogo diverso precisamente definito, conosciuto al datore di lavoro, che può e deve eseguire delle ispezioni per accertarsi che il lavoro sia svolto nel rispetto degli accordi (ad esempio relativamente agli orari lavorativi previsti da contratto e nella sede in esso indicata) e delle norme vigenti (ad esempio quelle relative alle norme igieniche del luogo designato al lavoro).

Lo smart working, dunque, non è una evoluzione del telelavoro, ma una filosofia manageriale che ha più caratteristiche in comune con il flexible working e l’agile working.

Articolo tratto dalla fonte Inside Marketing

Lascia un commento